Suicidio assistito: Cavarretta da Cirò Marina inizia raccolta firme per il Crotonese

Mariasole Cavarretta: “La Regione non può continuare a lasciare i cittadini senza regole certe”

È partita da Cirò Marina la raccolta firme nel Crotonese per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta in Calabria da un ampio comitato di cittadini e attivisti. Dopo l’avvio della campagna nelle altre province calabresi, il primo appuntamento nella provincia di Crotone si è svolto sabato 27 giugno sul Lungomare Stefano Pugliese di Cirò Marina, dando ufficialmente il via alla mobilitazione anche nel territorio crotonese.

Abbiamo chiesto a Mariasole Cavarretta, coordinatrice del Comitato “Liberi Subito” per la provincia di Crotone, perché questa raccolta firme sia così importante.

Perché partire proprio da Cirò Marina?

«Perché Cirò Marina è la mia città ed era naturale che fosse da qui che iniziasse il nostro percorso nel Crotonese. Ho scelto di partire dalla comunità in cui vivo perché credo profondamente che i grandi temi dei diritti non possano restare confinati nei dibattiti istituzionali o nelle aule dei tribunali, ma debbano essere portati tra le persone, nei luoghi in cui si vive ogni giorno. Partire da qui significa anche assumersi una responsabilità personale: quella di contribuire a costruire consapevolezza nel proprio territorio, affrontando un tema complesso con rispetto, ascolto e senza pregiudizi. Cirò Marina rappresenta per me non solo un punto di partenza geografico, ma anche simbolico: è il luogo da cui vogliamo dimostrare che anche nelle realtà locali è possibile aprire un confronto serio e informato su diritti fondamentali, come quello sul fine vita»

Di cosa si occupa concretamente la proposta di legge “Liberi Subito”?

«È importante chiarire un punto fondamentale: questa proposta non introduce un nuovo diritto perchè il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito è già stato riconosciuto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019. La Corte ha stabilito che esso possa avvenire in presenza di quattro precisi requisiti: la persona deve essere maggiorenne, pienamente capace di intendere e volere, cioè capace di prendere decisioni libere e consapevoli, deve essere affetta da una patologia irreversibile e deve essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Il problema è che oggi, anche quando queste condizioni sono presenti, in molte regioni, Calabria compresa, il diritto resta spesso solo teorico perché mancano procedure chiare e tempi certi per verificare i requisiti e dare una risposta ai pazienti. La proposta di legge interviene esclusivamente sull’organizzazione sanitaria regionale. Il testo stabilisce entro quanto tempo le aziende sanitarie devono rispondere alle richieste, individua le strutture competenti, definisce procedure trasparenti e garantisce criteri uniformi su tutto il territorio regionale. Un’impostazione che ha trovato conferma anche nella sentenza n. 204 del 2025 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di disciplinare gli aspetti organizzativi e sanitari necessari a rendere effettivo un diritto già riconosciuto dalla stessa Corte.»

Perché serve una legge regionale se la Corte costituzionale si è già pronunciata?

«Perché oggi ogni persona rischia di trovarsi davanti a percorsi completamente diversi a seconda dell’azienda sanitaria competente. Un diritto non può dipendere dalla fortuna di vivere in un territorio anziché in un altro o dalla disponibilità del singolo ufficio. La Regione ha il dovere di organizzare il servizio sanitario affinché ciò che la Corte costituzionale ha già riconosciuto possa essere esercitato in modo trasparente, uniforme e nei tempi previsti.»

Qual è il messaggio che volete lanciare?

«Il messaggio è molto semplice: qui non si chiede a nessuno di essere favorevole al suicidio medicalmente assistito, si chiede alle istituzioni di rispettare le sentenze della Corte costituzionale. In uno Stato di diritto, quando un diritto viene riconosciuto, deve poter essere esercitato su tutto il territorio in modo uniforme. Con questa proposta di legge chiediamo alla Regione Calabria di fare ciò che rientra nelle sue competenze: organizzare il servizio sanitario in modo trasparente, uniforme e con tempi certi. È una questione di legalità prima ancora che di fine vita. Le convinzioni etiche di ciascuno meritano rispetto, ma le istituzioni hanno il dovere di garantire a tutti l’effettività dei diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale, senza costringere le persone e le loro famiglie ad affrontare un ulteriore percorso di sofferenza e incertezza.»

La raccolta firme proseguirà nelle prossime settimane nei comuni della provincia di Crotone. L’obiettivo regionale è raggiungere le 5.000 firme necessarie per portare la proposta di legge all’esame del Consiglio regionale della Calabria e aprire un confronto pubblico su un tema che riguarda i diritti, la dignità della persona e il ruolo delle istituzioni nel garantire l’effettività delle pronunce della Corte costituzionale.