
ESCLUSIVA – Il direttore intervista Enzo Ciconte sul libro “Storia dell’altra Italia”


Intervista del Direttore Pasquale Mancuso al Prof. Enzo Ciconte
“È già tardi, a Soveria Mannelli, quando il prof. Enzo Ciconte, dopo l’ultima presentazione del suo ultimo libro “Storia dell’altra Italia” ormai alla seconda ristampa dopo l’uscita nelle librerie il primo maggio scorso, riesce a mangiare qualcosa, al fresco, su Corso Rosario Rubbettino, al ristorante “Nicola” che serve gli ottimi piatti della gastronomia del Reventino ed una pizza assolutamente buona e gradita dai commensali. Gli fanno compagnia i due bravissimi giornalisti, Pietro Melìa e Bruno Gemelli, autentici “pezzi di storia” del giornalismo calabrese, che lo hanno “interrogato” sui contenuti del libro davanti ad una platea attentissima che non perde un solo minuto della appassionata conversazione con il Prof. Ciconte in grande spolvero, gli occhi di fuoco ed il volto che si accende di una passione mai doma, duro nell’intransigente difesa dei valori costituzionali e repubblicani e nelle riconfermata fermissima coerenza della sua appartenenza politica, ricostruttore attentissimo di fatti e momenti storici dai quali traspare una ricerca profonda, metodologicamente intransigente, consumata negli sterminati archivi che il Paese mette a disposizione e che storici lucidi come Ciconte frequentano per analizzare, verificare, ricostruire, scrivere, far emergere quello che è sotto la polvere. Traspare anche dalla gestualità la sua antica militanza di prima linea, consumata e fortificata in mille battaglie, ovunque, nel Paese e nella nostra Regione e che lo rendono ancora amatissimo da quanti provengono dalla storia del PCI”.
La serata, finalmente fresca, ci aiuta, non poco, nel sollecitare alcune risposte al Prof. Enzo Ciconte che, senza esitazione, ci risponde con immediatezza e la consueta, generosa disponibilità.
- Professore Ciconte, il suo libro è stato uno dei protagonisti dell’estate letteraria calabrese; tantissime presentazioni, in tutta la Calabria, con un successo testimoniato dalla seconda ristampa in soli due mesi dall’uscita del libro ad inizio del mese di maggio. Perché così tanto interesse? È sorpreso anche Lei?
Devo confessarlo, un po’ mi ha sorpreso questo notevole interesse che ho riscontrato quest’estate non solo in Calabria ma anche in altre parti d’Italia perché ho iniziato le presentazioni già a maggio. Non nascondo che mi ha fatto molto piacere. Credo che l’interesse derivi dal fatto che per la prima volta si racconti in un solo volume la storia di un’altra Italia che finora non era stata trattata dagli storici accademici, che a volte sono restii ad affrontare temi complessi e delicati, né tantomeno era stata scritta nei testi che vengono adottati a scuola. Non è stato semplice mettere insieme i vari pezzi di una storia complessa e molto lunga che racchiude sostanzialmente le vicende italiane negli ultimi ottant’anni. Credo che abbia incuriosito molto il titolo Storia dell’altra Italia, che parlava appunto di una storia altra rispetto a quella che ci hanno raccontato sinora privando tutti quanti noi della conoscenza completa del nostro passato.
- C’è un filo conduttore nel suo libro che è la ricerca della verità unita alla necessità di non rimuovere dalla memoria pagine drammatiche della nostra Storia che vanno sempre ricordate e che ci parlano anche di tante vite spezzate sulle quali ancora non si è fatta piena luce e che ancora interpellano ed invocano giustizia; quanto è importante tenere viva la memoria?
Il filo conduttore del libro è la descrizione dell’abitudine generalizzata di gran parte delle élite italiane ad utilizzare la violenza per conquistare il potere o per mantenerlo. Se si guarda da questa angolazione la storia d’Italia si può facilmente vedere come le stragi e i tentativi di colpi di Stato sono stati effettuati da persone spesso anche altolocate, appartenenti addirittura alla nobiltà, famosa la nobiltà nera romana, non certo da uomini appartenenti ai ceti bassi del nostro paese, alle cosiddette classi subalterne. Quando i ceti popolari si sono ribellati, e lo hanno fatto spesso nel corso dei decenni passati, lo hanno fatto in maniera spontanea e sporadica, le famose jacquerie, che si concludevano nel giro di poco tempo con una fiammata che si spegneva rapidamente. Qui invece parliamo di stragi fasciste e stragi mafiose, di tentativi di colpi di Stato, che sono stati programmati e pianificati dalle élite economiche, politiche, da massoni, da uomini degli apparati dello Stato, da interessi nazionali e internazionali; tentativi che sono durati decenni. Alcuni di questi episodi hanno prodotto morti e vittime. Ci sono, e non dobbiamo dimenticarlo mai, i parenti, madri, padri, figli, fratelli, sorelle amici, un lago di sangue; si pensi solo a tre momenti significativi alla strage di Portella della ginestra alla strage di Piazza Fontana alla strage della stazione di Bologna e infine alle stragi di Capaci e di via d’Amelio. In moltissimi di questi casi abbiamo oltre alla verità storica e politica anche quella giudiziaria; in altri ancora no. Per fare un solo esempio: ancora oggi non conosciamo i nomi degli esecutori materiali dell’omicidio dell’allora presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Noi dobbiamo raccontare questi episodi, farli conoscere ai giovani perché la memoria serve a non dimenticare, mentre la storia ci aiuta a dare una cornice e una comprensione complessiva di quanto è accaduto. Ecco perché storia e memoria vanno assolutamente salvaguardate.
- Una domanda su tutte; i fatti che Lei ha narrato, con grande precisione e con rigore storico, ci autorizzano a pensare che la nostra democrazia sia ancora forte ed in grado di difendersi da ogni pericolo, interno ed esterno? Quanto è importante, nel nostro Paese, difendere la Costituzione da tentativi, non sempre sottotraccia, di revisionismo con, a volte, l’impalpabile obiettivo di rimodulare il sistema di valori che sono alla base della nostra convivenza civile?
I pericoli per la democrazia nel nostro paese sono sempre esistiti e sono ancora presenti. Oltre al racconto che ho fatto nel libro c’è da tenere conto che dopo le stragi del 92-93 questi tentativi di modificare la costituzione del nostro paese, di indebolire la democrazia facendo venire meno i meccanismi di controllo del potere da parte del Parlamento, della magistratura e di altri corpi dello Stato preposti a questo compito dalla Costituzione, sono sempre stati fatti ma per fortuna finora, tranne rarissimi casi, non sono riusciti a ottenere dei risultati significativi. La Repubblica ha retto, la Costituzione non è stata modificata in maniera devastante; c’è nel paese, io credo, una voglia di cambiamento e di difesa della nostra costituzione come ha dimostrato il recente referendum sulla giustizia.











