
Elezioni provinciali Cosenza, Giacco (Pd): “si perde quando mancano progetti e direzione politica”

“La cosa più imbarazzante della sconfitta alle elezioni provinciali di Cosenza non è la sconfitta in sé. Nella dialettica democratica si può perdere: accade, e talvolta è persino salutare perché costringe a interrogarsi, a correggersi, a ripensare il proprio cammino.
Ciò che davvero lascia sgomenti sono le giustificazioni.
In queste ore assistiamo a un proliferare di alibi, mentre manca quasi del tutto una riflessione seria sulle cause profonde del risultato. La responsabilità, a turno, viene attribuita alle divisioni interne, ai presunti franchi tiratori, al sistema elettorale. Si arriva persino all’autocelebrazione: gli oltre ottomila voti personali rivendicati come prova di forza. A momenti — viene da pensare — la colpa finirà per ricadere sui candidati stessi.
Eppure, se si vuole davvero essere onesti con la propria comunità politica, occorre partire dai fatti.
Parlando del mio partito, c’è un dato che non può essere eluso: le liste non sono state discusse né in direzione né in assemblea. Un elemento di una gravità politica e democratica difficilmente contestabile. Le scelte sono state compiute altrove, senza confronto, senza partecipazione, senza quel minimo di condivisione che dovrebbe costituire la premessa di ogni progetto collettivo.
Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti.
La lista “Provincia Democratica” — quella che ha eletto gli unici quattro consiglieri di minoranza — presentava un’impostazione palesemente cosenzacentrica: cinque candidati su dodici, quasi la metà, erano consiglieri comunali di Cosenza.
In generale, le liste del centrosinistra non offrivano alcuna reale rappresentazione territoriale. Se gli organismi di partito fossero stati convocati, questa distorsione sarebbe emersa immediatamente e si sarebbe potuto porvi rimedio. Non è accaduto. Ed è stato un errore grave, figlio di una presunzione politica che ha finito per demotivare e allontanare i consiglieri dei piccoli comuni.
I risultati finali lo dimostrano in modo clamoroso.
Altro che franchi tiratori.
Quando manca un progetto, quando viene meno una direzione politica chiara, quando si lascia spazio all’improvvisazione e si accetta una condizione di subalternità, i risultati non possono che essere deludenti.
Non è un caso se, in molti ambienti amministrativi della provincia, si è fatta strada un’idea precisa: che la candidatura di Franz Caruso sia stata percepita più come un gesto personale che come una scelta strategica del campo progressista. Un passaggio funzionale, nella percezione di molti, a costruire una posizione di forza in vista delle prossime elezioni comunali di Cosenza.
Una domanda, del resto, resta inevasa: perché candidare alla presidenza della Provincia un sindaco il cui mandato scade prima della durata dell’incarico provinciale? Nel centrosinistra non mancavano amministratori che avrebbero potuto offrire garanzie più solide sotto questo profilo. Basti pensare alla figura di Sandro Principe, se proprio si voleva guardare fuori dal Partito Democratico e a una città di prima fascia
Il carattere personalistico della candidatura si è riflesso anche nella composizione delle liste. Su diciannove candidati del centrosinistra, ben sei erano consiglieri comunali di Cosenza. Anche questo dato è stato letto da molti amministratori come un segnale inequivocabile: la preparazione di un terreno politico per le prossime comunali più che una vera competizione provinciale.
Ed è qui che emerge la contraddizione più dolorosa.
Il Partito Democratico dispone di una rete ampia e preziosa di sindaci e consiglieri in decine di comuni della provincia, grandi e piccoli. Una ricchezza di rappresentanza istituzionale che dovrebbe essere il nostro punto di forza. Eppure, osservando le liste, questa pluralità semplicemente non si vede.
Paradossalmente, il centrodestra — che pure critichiamo su tanti fronti — ha mostrato maggiore equilibrio e razionalità nella costruzione della propria proposta.
I numeri, del resto, parlano con chiarezza: Caruso vince nei comuni sopra i trentamila abitanti, ma perde nettamente nelle altre quattro fasce demografiche della provincia.
Di fronte a un quadro del genere, cercare alibi non serve.
Serve invece un’analisi seria, rigorosa, persino impietosa se necessario.
A partire da un’ultima considerazione, che non può essere taciuta: anche in questa occasione Lettieri ha scelto di non prendere parte alla partita, consegnando ad altri il pallone della responsabilità politica.
E il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti.
Ecco perché dopo un’assenza che dura dal giorno del congresso, dopo aver fatto macerie del PD cosentino, dopo non essere stato capace di nominare e riunire gli organismi e i gruppi dirigenti, dopo mesi di fuga al suon delle più fantasiose scuse dalla mozione di sfiducia che pende sul suo contestato mandato, sarebbe il caso di salvare l’ultima briciola di dignità rassegnando le necessarie dimissioni.
Il vaso è colmo”!
Enzo Giacco
Componente Direzione Regionale PD Calabria











